"La vera amicizia è una pianta che cresce lentamente e deve passare attraverso i traumi delle avversità perché la si possa chiamare tale."
(George Washington)

giovedì 29 novembre 2012

Caffè, the, biscotti e tira il d20

E' passato un po' di tempo, e le cose accelerano sempre in maniera inaspettata, senza lasciarci il tempo di capire che sta succedendo!
E succede così che i nostri amici C&S si sono presi casa. Una bella casetta comoda, calda e accogliente in un posto comodo e tranquillo dalle nostre parti. Vicino abbastanza per arrivarci a piedi con una comoda passeggiata, e abbastanza lontano per restare a dormirci quando si fa troppo tardi.
Avvenne così che, mentre L. se ne sta a Roma durante la settimana io sono diventata assidua frequentatrice di quella casa, dove ho finalmente trovato un posto accogliente e ottima compagnia per i giorni della settimana che altrimenti passerei in solitaria a casa a combattere con la fauna mitologica che abita con me.
Anche a L. piace tantissimo quella casa. 
Già pensiamo di trasferire nel loro bagno due spazzolini nuovi... che non si sa mai!

Fatto sta che a parte le continue visite per fare baldoria e trovare un riparo sicuro, C. , che gioca molto ai giochi di ruolo cartacei col suo gruppo di amici, ha proposto a me L. e S. un'avventura. Ce l'ha buttata proprio lì a caso, prendendoci di sorpresa.
Devo dire che all'inizio ero molto scettica e poco convinta che fosse una buona idea, anche perché, reduce da esperienze passate, non vedevo più di buon occhio le ambientazioni fantasy come D&D per esempio. Se proprio devo scegliere di giocare preferisco fare il Narratore sulle ambientazioni di "Vampiri la Masquerade" o "Mondo di Tenebra", un genere in cui mi sento più a mio agio. C. invece trasportò in cucina le sue tonnellate di manuali di "PathFider" e ci fece fare le schede dei personaggi. 
Sapete quando sentite il panico salirvi? Della serie "e mo che mi invento?".
Ci sono volute due ore e passa per ricordare come si sfogliasse un manuale di quel genere, come si calcolassero i punti e le caratteristiche e tutto il resto, ma S. ha aiutato me e L. e alla fine... scegliendo la classe, le abilità... iniziando a vedere questo pg che prendeva forma... ho sentito dentro di me una strana euforia. E' un po' come quando scrivo una storia... il processo creativo che ti aiuta a creare i tuoi personaggi, il loro universo personale e a dargli il giusto aspetto e personalità... e quando ho scritto il nome del pg sulla scheda ho sentito che non sarebbe stata così male dopotutto.

Io, L. e S. ci siamo trovati così come giocatori nelle mani del nostro DM C., con ogni probabilità il miglior DM con cui abbia giocato fin'ora. Non c'è proprio partita, le donne sono su vette più alte sempre e comunque! 
Fatto sta che questa avventura, personalmente, mi piace così tanto che potrei giocarci ogni giorno ogni secondo! Però vabbè... gli impegni sono quel che sono, ed L. rimarrà a Roma questo fine settimana (con mia somma tristezza. Sia perché non potremmo continuare a giocare sia perché non ci sarà e basta!).
In queste ultime settimane, comunque, è stato pericolosa la possibilità di macchiare le schede e i fogli con il caffè e il thè che C. ci preparava sempre e puntualmente, senza curarsi del tavolo e del pavimento che puntualmente gli riempivamo delle briciole dei biscotti del mulino bianco che gli saccheggiamo sempre. Prima o poi dovremmo rifornirgli la dispensa!

E pensare che mi ero disintossicata dai gdr! Almeno un po'...
Però cavolo se mi diverto!
Spero anche L.! Ma capisco che quando prendo le fisse divento insopportabile anche per lei!! eheh

-- ongame --
discorso tra il ladro e la strega che aveva adocchiato un tipo con la benda sull'occhio di razza Oscura. Il ladro si risente visto che da donnaiolo qual'è la strega non se lo calcola mai e si riserva anche il diritto di fare l'antipatica. Sperando quindi di farla arrabbiare le lancia una frecciatina.
Eugeene: "Ah! Così ti piacciono gli storpi...!"
Giselle: "Quelli fisici, non quelli mentali"
Il ladro inizia a capire che battere una strega in cattiveria è un'evento più unico che raro. 
--offgame--

A.


mercoledì 14 novembre 2012

Due caffé, per favore. Ci mettiamo fuori.

C'è un piccolo bar nel nostro paese, uno dei pochi storici ad essere rimasto ancora aperto, sempre lo stesso, con la tappezzeria di sempre, un grande specchio sulla sinitra, tavolini discreti ed eleganti sparsi e una bella vetrina con i dolci appena usciti dal forno. Che io ricordi, non è mai cambiato e negli anni ha acquisito il sapore un po' retrò che a noi piace tanto. E' quasi un sollievo sapere che tra tutti i cambiamenti che avvengono nel tempo, c'è sempre qualcosa che resta come lo ricordiamo.
Io e A. ci andiamo spesso. Sono convinta che faccia il caffé più buono del paese, gli ottanta centesimi li vale tutti. E anche i cornetti crema e amarena, che a volte troviamo persino il pomeriggio ed io non riesco mai a resistere alla tentazione anche se sono le sei. Per il mio stomaco non è mai troppo tardi per un buon cornetto.
In realtà, quando entro in questo bar il mio primo pensiero non è mai quello di ordinare un caffé. Ogni volta vengo assalita dal profumo dolce, non importa di quale pasticcino, dolcetto, cornetto, è un profumo dolce che collego sempre alle buone pasticcerie. E allora - ma guarda un po'! - il mio sguardo è sempre attratto dalla vetrina alla mia destra, una vetrina dell'abbondanza, con vassoi di pasticcini già preparati da portare via, oppure sfogliate, cannoli, millefoglie, cestini di frutta e tanti altri di cui la mia testolina registra sempre l'aspetto ma mai il nome! Inevitabile lo sguardo della cameriera, dietro alla vetrina, che ogni volta mi guarda con un sorriso e mi chiede se voglio qualcosa. Inevitabilmente, sto per dire di sì e, inevitabilmente, rispondo sempre "Solo due caffè, per favore. Ci mettiamo fuori".
A. alza sempre gli occhi al cielo davanti a questa indecisione, sempre la stessa.
Mi piace come abbiamo preso spontaneamente questa routine, che ormai per noi è quasi sacra. Se penso che, prima che cominciassimo a rifrequentarci, lei non ne beveva mai mi viene da ridere!
Quando sono fuori per l'università - e capita a volte che non ritorni in paese per giorni - il caffé non ha lo stesso sapore. Naturalmente, e come potrebbe averlo? La macchinetta dell'università è la mia nemica/amica. Caffè orrendo ma decisamente forte. O, per lo meno, è quello di cui mi convinco visto che è l'unica possibilità che ho! Credo che a tutti, studenti e non, sia capitato almeno una volta di storcere la bocca davanti al saporaccio del caffé liofilizzato della macchinetta. Con cui, tra l'altro, sarò costretta a rivedermi domani mattina, ma questa è un'altra storia no?
Io e A. ci sediamo sempre fuori, quando troviamo un posto libero. Questo nostro piccolo bar di fiducia ha l'inconveniente d'avere solo tre tavolini fuori, sul marciapiede, con una vista non proprio splendida sulla strada ma il profumo che viene dall'interno è talmente piacevole che ci fa dimenticare anche di questo.
Davanti a un buon caffé si può parlare di tutto. Abbiamo tanti di quei progetti che a volte li dimentichiamo. E poi ricordiamo, modifichiamo, ma nel frattempo ne saranno sorti di nuovi e così via... Ci piace fantasticare, pensare che in fondo abbiamo tempo per fare tutto quello che vogliamo, basta avere un po' di ottimismo anche in tempi come questi in cui è difficile averne, immaginiamo di fare davvero quello che vogliamo, di andarcene da qui per ricominciare altrove. E' strano, il potere del caffé.
In definitiva, la "pausa caffé" è lo stop della giornata, e per chi non lo è?

D'accordo, torno a studiare, la mia "pausa" l'ho già presa da un pezzo.

L.

giovedì 8 novembre 2012

L'inizio del viaggio


Era l'odore dell'inverno....
O per lo meno è adesso quello che si sente mettendo il viso fuori dalla finestra, ma soprattutto l'inizio che concedo a lei. L'inizio che lei voleva, e che invece mi sono presa io, per quell'altra cosa... Glielo voglio dare qui, però, perché se deve essere un regalo, questo, deve esserlo fino in fondo.

Era l'odore dell'inverno... dicevo...
Lo era quando è iniziato tutto questo, quasi quattro anni fa. Che a lei non sembrano, e neanche a me, ma facendo due calcoli il numero che esce è quello.

“Lei”, la persona a cui sto regalando questo, e che sta leggendo adesso. 
La signorina L., che è la mia socia, la “mia migliore socia”, perché a dire altro si sarebbe troppo come tante altre, e non ci piace.

Ho creato questo blog per lei, che ci avevamo già provato, ma abbandonando dopo il primo post di benvenuto, che non ci aveva mai preso tanto l'idea, forse troppo presuntuosa. 
Non mi aveva mai veramente convinto.
Questa volta invece mi sento sicura. Sarà quella giusta, come se era così che doveva andare, con semplicità e naturalezza, senza troppi rumori, da sempre. Un po' come quando ti svegli la mattina e decidi che invece di prendere il solito thè ti prepari invece una tazza di caffè.
E di caffè io e lei ne beviamo tanti quando siamo insieme, quando ogni fine settimana, o quasi, ce ne andiamo al bar per raccontarci com'è stata la vita mentre eravamo via, chi in un posto, chi un altro, chi al lavoro, chi all'università, chi con amici, chi col ragazzo, chi a vedere il mondo da un posto, chi dall'altro... e finiamo a fumare tante sigarette col tabacco sfuso, sempre quello più conveniente, che lo sappiamo che fa male, ma c'ho messo così tanto a imparare come si fa... che quasi mi sembra brutto.

Visto che L. sta leggendo sicuramente adesso, scrivo subito che il tabacco e tutto l'occorrente sono sempre a spese sue. Quando posso compro un pacchetto di cartine, o le sigarette quelle normali, da 10, o da 20 quando mi sento abbastanza ricca, Camel (la nostra marca storica) o Lucky Strike (che mi piacciono molto di più, e mi fanno sentire anche un po' più figa).

Dovrei scrivere tanto, per ricapitolare questi ultimi anni, che da che ci siamo conosciute la prima volta ne sono passati 10. 
Lei si ricorda bene la primissima volta, durante un evento del catechismo, che per me è un ricordo più che confuso, mentre ho bene impresso un momento, fuori dalla scuola media. Io avevo 13 anni, lei 12, ed era la cugina della mia migliore amica di quegli anni. Lei e sua sorella gemella stavano vedendo dei miei disegni (che all'epoca producevo in quantità industriale tra una lezione e l'altra e tra un momento e l'altro del resto della giornata) ed erano entrambe tanto emozionate che io a guardarle ero così sorpresa da restarci stranita. Sua sorella era tutta una lode esagerata, mentre lei, L., no. Era lì, che osservava il tutto con silenziosa ammirazione, almeno così pensai. Era meno rumorosa, più timida, molto più simile a me, anche nel modo che aveva di parlare. Balbettava anche lei, molto più di me, e aveva un aspetto un po' trascurato, sicuramente originale, e il suo carattere introverso mi conquistò subito.
Ricordo quel momento così bene perché fu sicuramente lì che decisi di voler essere sua amica.
Al tempo ero così timida che non sapevo bene cosa dovessi fare, che di solito erano gli altri che se volevano mi stavano attorno, ma il fatto di avere delle intenzioni verso qualcuno mi metteva un po' in difficoltà... E poi successe, senza quasi che ce ne accorgessimo. Vedendoci spesso sul bus, o fuori scuola, a fare due chiacchiere abbiamo scoperto di avere interessi simili. 
C'è da dire che all'epoca, a parte sua cugina, non frequentavo molto altre persone, a parte mio cugino, e sempre da sola impegnavo il mio tempo con qualsiasi cosa potesse interessarmi. Disegnavo tanto, come scritto sopra, e scrivevo storie. Più che altro varianti e ispirazioni di film o cartoni animati che mi piacevano. Non sapevo di scrivere delle fan fiction all'epoca, ed era una cosa abbastanza da sfigati e non le facevo mai leggere a nessuno. Poi L. mi disse che guarda caso lo faceva anche lei. Anche lei scriveva storie, ma non le aveva mai fatte leggere a nessuno. Eravamo due che si vergognavano molto. Allora ci siamo dette... perché non leggercele a vicenda? 
E così è iniziata...
Floppy alla mano, una volta al pc di una e una volta dall'altra, ci siamo scoperte di gusti affini e di stili piacevoli, almeno per gli standard dell'epoca. Ci piaceva così tanto scrivere ascoltando musica che iniziammo a pensare di volerlo fare per sempre.

Poi siamo diventate adolescenti...
e molte cose sono cambiate.

Avevo 18 anni, e io e L non ci parlavamo da 4 anni.
Da quando eravamo diventate delle estranee l'una per l'altra non avevo scritto più. 
Avevo finito le superiori all'istituto professionale e mi ero iscritta a una scuola di fumetto, dove le mie storie si riducevano a cose comuni, poco originali, troppo confuse dai gdr online in cui perdevo le mie giornate, tra un libro o un fumetto letto e l'altro, qualche film in dvd e le riviste di videogiochi che compravo quasi per abitudine dato che non giocavo quasi più.
La mia vita non era un granché, anche se dal momento in cui io ed L. non ci eravamo parlate più molte cose erano cambiate, e anche io. Stavo crescendo, tra un lavoro in un ristorante e l'altro, le tavole da consegnare e gli amici per i quali non mi sentivo mai all'altezza, internet e la famiglia che iniziava ad andarmi stretta. E la sensazione che mi mancava qualcosa di davvero importante... qualcosa di così importante ed enorme da essere lì senza che io riuscissi a vederla.

Mi ero fatta Facebook, all'epoca, circa nel 2009, ed L. mi aveva trovata.
Fu una grande sorpresa. Mi chiese di uscire, e io accettai, molto poco convinta, perché da che facevamo finta di non conoscerci era passato molto tempo. 
Uscimmo, ma non la trovai molto cambiata, anche se molto dopo capì che non lo ero nemmeno io, e a parte un neutro assenso al salutarci di nuovo, tornai a casa ancora un po' disturbata.
Poi accadde una cosa.
Yes Man”.
Questo il titolo del libro che mi cambiò la vita, e che mi ha fatto arrivare qui ora a scrivere su questo blog che sto regalando a lei.
Danny Wallace, se mai lo incontrerò, si è meritato un grazie grande quanto il mondo intero. 
Yes Man” parla delle possibilità del dire SI alla vita. Dell'aprirsi alle possibilità, del far sì che le cose succedano, del dar modo alla felicità di entrare nella propria vita. Ed io ero una persona infelice, non lo nego, che non aveva più grandi sogni, o tanta ispirazione nel lavoro, o in qualsiasi altra prospettiva. Era una persona NO, perché preferivo starmene a casa a farmi i fatti miei che accettare inviti per feste o uscite, o cinema o ristoranti. 
Avevo litigato con un'altra amica all'epoca, avevo avuto una brutta delusione d'amore, e se prima potevo avere un po' di ottimismo l'avevo poi perso per strada. Poi quel libro mi ha urlato che potevo cambiare le cose, e che se c'era qualcosa che mi rendeva felice dovevo ritrovarla, e rifarla mia.
Così ho iniziato a pensare a cosa mi rendeva davvero felice. E lo trovai.

L.

Avevo smesso di scrivere quando non ci eravamo più parlate, e scrivere mi piaceva, ma mi piaceva di più scrivere per lei. Come raccontarle storie per incuriosirla, o progettare con lei un lungo viaggio in Cina che avremmo fatto in jeep quando avremmo avuto l'età giusta, o quando disegnavo per lei i personaggi che le piacevano, o semplicemente parlarle, sentirla balbettare più forte quando era emozionata per qualcosa che le piaceva davvero. L. mi rendeva felice perché le volevo bene, ed era l'unica amica che fosse mai stata così felice di stare con me. 

Ci pensai tantissimo. Davvero. Perché avevo ancora tanti dubbi, specialmente ripensando a come ci eravamo allontanate. 
Poco prima le avevo scritto se potevo prendere in prestito dei suoi personaggi per una piccola storia a fumetti che stavo realizzando per scuola, e lei mi aveva detto SI, con l'unico impegno di fargliela vedere, poi.
Poi... che era quasi finita primavera, lei mi scrisse “Che ne dici se andiamo a farci una passeggiata domani sera?”. 
Stavo già per dirle di NO. Che magari avevo altro da fare, che non mi andava, che tante altre scuse... perché avevo paura di rivederla, specialmente dopo le considerazioni di cui sopra... Ma poi ho ricordato il mio impegno, quello di dire SI, e le ho risposto che “SI”, avremmo fatto quella passeggiata.

Quella sera, quella della passeggiata, ce ne siamo andate sulla spiaggia, che prima della stagione turistica si sta proprio bene, e lì abbiamo parlato per un sacco di tempo, abbiamo riso, ci siamo raccontate e ci siamo guardate, accorgendoci entrambe, probabilmente, che quei 4 anni da sconosciute erano come la storia di altre persone. In realtà noi, in quel momento, ci sentivamo tanto come due amiche che erano appena tornate da un lungo viaggio, e si stavano raccontando la vita che era passata mentre eravamo via. 

Quel giorno mi raccontò di aver smesso di scrivere anche lei quando avevamo smesso di parlarci, e che le mancava, come mancava a me.
Quel giorno ci siamo guardate, e non ricordo chi delle due ha detto per prima “Tu ricordi quella storia...?”

E questa è una di quelle storie, la nostra storia, e averla scritta qui mi fa sorridere, anche perché è a L. che la sto dedicando ora. Che sta leggendo, quindi... Ciao L.!! Vedi che cosa sono capace di fare per te, eh? 

Sono sicura che si vendicherà di questo più tardi, anche perché questa che è la nostra storia dovrà scriverla anche lei, da ora in poi, qui su questo blog che le sto regalando, che ho aperto per noi. Perché potremmo dire a tutti che noi siamo due come tante, che fanno cose come tante, il che magari è anche vero, ma mentre lei sta per laurearsi, e io spero di aver timidamente iniziato la mia carriera nel campo del fumetto, tutto il resto del mondo va avanti, e noi stiamo imparando tanto, dalla vita e dai noi stesse, che ci sentiamo pronte per metterci in gioco, per dire a tutti “Hey, siamo qui!” quando fin'ora siamo sempre state io e lei, sempre le ultime, sempre insieme, a raccontarci un po' come ci andava la vita, tra un caffè e l'altro, una sigaretta o due, i libri letti e le telefonate fatte.

Da ragazzine sognavamo di viaggiare in jeep, e ora siamo io e lei su una citroenC3 nera. Non è andata tanto male, contando che io amo guidare e che lei adora stare al lato passeggero e cambiare cd nello stereo. 
Prima eravamo io e lei sole, ora siamo io, lei e i nostri amici fuori di testa, a organizzare festini strambi a base di pizza, bustoni di patatine fritte, videogiochi o tutto quello che ci passa per la testa.
Adesso abbiamo anche preso le nostre strade, quando qualche anno fa ci guardavamo allo specchio terrorizzate dal futuro. Ora siamo ottimiste e motivate, nonostante tutto.

Ah, si...
e abbiamo ricominciato a scrivere... dal giorno dopo la passeggiata alla quale ho detto SI.

Vogliamo ancora fare le scrittrici. Questo sarà un sogno che non prederemo mai. 

Mentre lei studia archeologia e io continuo a disegnare, non togliamo mai il nostro libro dalla borsa, che sia Victor Hugo, Banana Yoshimoto, Terry Pratchet o Neil Gaiman, le sorelle Bronte o Shakespeare... 
Continuiamo a pensare che un giorno magari avremmo un lavoro che ci renderà felici, magari in qualche museo, o in uno studio spazioso, forse in qualche altra parte del mondo, in Francia, o Inghilterra... ma... se l'opportunità capitasse, se questa storia diventerà la storia di due autrici di romanzi, se la storia di me e di L., una disegnatrice e un'archeologa, si trasformerà nella storia di due scrittrici... beh... saremo pronte. Lo siamo da tutta una vita, aspettando davanti a due caffè al bar, fumando sigarette rollate col tabacco sfuso. Che paga lei.

Dunque le regalo questo blog, dove potremmo ricapitolare un po' le nostre vite, e scrivere di tante altre cose, insieme, se L. vorrà, per noi e per chi vorrà leggerci.
“Diario di 2 viaggi” sarà la storia di due storie diverse, che vanno in diverse direzioni, ma che si raccontano insieme, come è giusto che sia, per noi due. Siamo spiriti liberi, io e L., e ci piace così, perché non avremmo mai bisogno di essere gelose l'una dell'altra, o di chissà cos'altro che possa farci stare male. 
A noi basta sentirci e raccontarci, ed essere felici. 

A.