"La vera amicizia è una pianta che cresce lentamente e deve passare attraverso i traumi delle avversità perché la si possa chiamare tale."
(George Washington)

mercoledì 14 novembre 2012

Due caffé, per favore. Ci mettiamo fuori.

C'è un piccolo bar nel nostro paese, uno dei pochi storici ad essere rimasto ancora aperto, sempre lo stesso, con la tappezzeria di sempre, un grande specchio sulla sinitra, tavolini discreti ed eleganti sparsi e una bella vetrina con i dolci appena usciti dal forno. Che io ricordi, non è mai cambiato e negli anni ha acquisito il sapore un po' retrò che a noi piace tanto. E' quasi un sollievo sapere che tra tutti i cambiamenti che avvengono nel tempo, c'è sempre qualcosa che resta come lo ricordiamo.
Io e A. ci andiamo spesso. Sono convinta che faccia il caffé più buono del paese, gli ottanta centesimi li vale tutti. E anche i cornetti crema e amarena, che a volte troviamo persino il pomeriggio ed io non riesco mai a resistere alla tentazione anche se sono le sei. Per il mio stomaco non è mai troppo tardi per un buon cornetto.
In realtà, quando entro in questo bar il mio primo pensiero non è mai quello di ordinare un caffé. Ogni volta vengo assalita dal profumo dolce, non importa di quale pasticcino, dolcetto, cornetto, è un profumo dolce che collego sempre alle buone pasticcerie. E allora - ma guarda un po'! - il mio sguardo è sempre attratto dalla vetrina alla mia destra, una vetrina dell'abbondanza, con vassoi di pasticcini già preparati da portare via, oppure sfogliate, cannoli, millefoglie, cestini di frutta e tanti altri di cui la mia testolina registra sempre l'aspetto ma mai il nome! Inevitabile lo sguardo della cameriera, dietro alla vetrina, che ogni volta mi guarda con un sorriso e mi chiede se voglio qualcosa. Inevitabilmente, sto per dire di sì e, inevitabilmente, rispondo sempre "Solo due caffè, per favore. Ci mettiamo fuori".
A. alza sempre gli occhi al cielo davanti a questa indecisione, sempre la stessa.
Mi piace come abbiamo preso spontaneamente questa routine, che ormai per noi è quasi sacra. Se penso che, prima che cominciassimo a rifrequentarci, lei non ne beveva mai mi viene da ridere!
Quando sono fuori per l'università - e capita a volte che non ritorni in paese per giorni - il caffé non ha lo stesso sapore. Naturalmente, e come potrebbe averlo? La macchinetta dell'università è la mia nemica/amica. Caffè orrendo ma decisamente forte. O, per lo meno, è quello di cui mi convinco visto che è l'unica possibilità che ho! Credo che a tutti, studenti e non, sia capitato almeno una volta di storcere la bocca davanti al saporaccio del caffé liofilizzato della macchinetta. Con cui, tra l'altro, sarò costretta a rivedermi domani mattina, ma questa è un'altra storia no?
Io e A. ci sediamo sempre fuori, quando troviamo un posto libero. Questo nostro piccolo bar di fiducia ha l'inconveniente d'avere solo tre tavolini fuori, sul marciapiede, con una vista non proprio splendida sulla strada ma il profumo che viene dall'interno è talmente piacevole che ci fa dimenticare anche di questo.
Davanti a un buon caffé si può parlare di tutto. Abbiamo tanti di quei progetti che a volte li dimentichiamo. E poi ricordiamo, modifichiamo, ma nel frattempo ne saranno sorti di nuovi e così via... Ci piace fantasticare, pensare che in fondo abbiamo tempo per fare tutto quello che vogliamo, basta avere un po' di ottimismo anche in tempi come questi in cui è difficile averne, immaginiamo di fare davvero quello che vogliamo, di andarcene da qui per ricominciare altrove. E' strano, il potere del caffé.
In definitiva, la "pausa caffé" è lo stop della giornata, e per chi non lo è?

D'accordo, torno a studiare, la mia "pausa" l'ho già presa da un pezzo.

L.

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