Questo è il primo post dove inseriamo una delle nostre "storie".
"La Morte e il Mare" è un racconto che mi è stato ispirato dall'episodio del post precedente.
Negli ultimi giorni mi sento come esplodere dalla voglia di buttare fuori un po' di cose, e spero che nonostante questo periodo stia passando con difficoltà, possa almeno portarmi a qualcosa di buono, come il ritrovamento della mia creatività, e della voglia di esprimermi con le parole come non ci fosse un domani.
Un nostro amico, Alessio, che sta studiando composizione, e grande sognatore come noi, ci ha regalato questa preziosa e bellissima collaborazione. Ha creato per il mio racconto questa musica da accompagnare alla lettura. Potete ascoltare la sua musica nel link subito qui sotto.
Spero possa essere per voi che leggere una bella esperienza.
Non vedo l'ora che anche L., ora impegnata nello studio di un esame, posti i suoi di racconti.
Ora non so che altro dire... a parte,
Buona Lettura.
Si
accarezzava le mani con delicatezza. Le dita lunghe e affusolate si
stringevano attorno a un polso, poi all'altro. Si intrecciavano. Le
unghie smaltate di opaco grattavano sui palmi, poi saggiavano
l'irregolarità delle figure sul pizzo candido della sua gonna.
Ogni
tanto stuzzicava i bottoncini di stoffa che gli chiudevano la manica
elegantemente lunga, che gli incorniciavano la mano con un bordo
dolce e frastagliato. I disegni sul suo abito bianco, ricamati nel
pizzo con una minuzia da maestro, le ricordavano sua nonna, e
un'epoca che era passata lasciandole solo il ricordo sbiadito di
qualche fotografia. Forse il motivo sotto tanti altri che l'aveva
spinta a scegliere un modello così classico. Le piaceva tanto, e per
una volta l'aveva infilato sapendo di essere nell'abito giusto, e che
nel momento giusto tutto sarebbe stato perfetto.
Era
rimasta seduta alla finestra a osservare il mare per ore, vedendo il
tramonto affogare nel vento, e sospirò. Gli occhi di lei, fissi
sull'orizzonte.
Sfregò
le mani sulla gonna, sistemandosi comoda a sedere, con il piccolo
petto che quasi dimenticava di muoversi, tra un respiro e l'altro.
Socchiuse
le labbra scarlatte d'improvviso, gli occhi che s'infiammarono alla
vista di un piccolo puntino scuro contro il cielo, tra le onde.
Quando scomparve così com'era apparso abbassò lo sguardo, e sospirò
ancora.
E
venne il giorno, inondando tutto di rosa e d'azzurro.
Il
suo viso, attraverso il vetro, si colorò dell'alba, ma non sembrava
pallido, bensì vivo ancora alla ricerca di un ritorno.
I
capelli ordinati in onde dorate le ricadevano immobili sulle spalle,
coronati da fiori di pesco intrecciati tra loro. Qualche petalo
scivolò via.
La
finestra, sempre percossa dallo spirito violento del mare, piano si
consumò, mangiata dal sale che ne intaccò la cornice, dandogli il
sapore della ruggine, e ne graffiò, sporcandolo, il vetro che
divenne opaco, puntellato a tratti dalla pioggia.
Attorno
alla finestra ogni cosa scomparve, svanendo, mentre il mare restava
l'unico spettacolo immortale, e la sposa l'unica ad assistervi, ferma
al suo posto, con lo sguardo diritto all'orizzonte.
Non
si era mossa, a differenza di quelle belle e sottili mani che si
accarezzavano, stringendosi, impenitenti, e dei sospiri, che
scivolavano via da quelle labbra morbide.
Gli
occhi avevano smesso di accorgersi del tempo, e restavano attenti e
incollati a quella linea invisibile che separa il mare dal Paradiso.
Sul
pizzo candido che copriva le sue gambe immobili, una mano fredda e
ossuta si posò sulle sue dita.
Lei
si girò, e guardò la Morte, ferma e curva dietro di lei.
La
osservò a lungo, poi le sorrise. Qualcosa nel volto spettrale le
annuì, e andò a liberare le sue mani che poterono tornare a
tormentarsi ancora.
La
sposa tornò con gli occhi al mare, in un punto nel tempo che non
sarebbe finito mai, ed era lì che sarebbe rimasta ad attenderlo.
Nell'Infinito.

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