"La vera amicizia è una pianta che cresce lentamente e deve passare attraverso i traumi delle avversità perché la si possa chiamare tale."
(George Washington)

martedì 19 marzo 2013

Caffelatte e tanta cioccolata


È meglio aver amato e perduto che non aver mai amato.
Samuel Butler, Taccuini, 1912 (postumo)

Questo post sarà un po' diverso dai soliti, ma nel parlare di raccontarci le nostre storie non si può fare a meno di parlare anche dell'amore, specialmente quando finisce. 
Anche questo è la fine di una storia, dopotutto. La fine di un qualcosa, e l'inizio di un'altra, come tutto quello che ci accade durante la nostra vita.

Era iniziato tutto con un desiderio, come iniziano molte favole, in cui da che si è soli si desidera di amare e di essere amati, e ci si lascia il cuore socchiuso, per chiunque volesse sbirciare.  Era iniziato tutto così, semplicemente, con poche e tante speranze, desiderando quel che manca, accontentandosi di quel che si ha. E capitò così che lui arrivò senza troppi rumori, un qualcuno qualsiasi, silenzioso, strano, osservatore. Ed era una situazione confusa con altri amici, altri posti, altri problemi, e me ne stavo per la mia strada, come sempre, tra un sospiro e l'altro, a farmi passare un po' l'ansia di vivere. Ed ecco che un giorno, prima di Natale, ricevo un suo regalo, che in quel momento, in quel determinato stato d'animo, in quel preciso istante nell'universo, era una cosa completamente inaspettata, e assolutamente gradita. Così mi accorsi di lui, o più che altro, sperai lui si fosse accorto di me, per la semplicità e il buon gusto di quel regalo, qualcosa che ancora conservo, e che mi fece sorridere per la prima volta dopo tanto tempo di un sorriso felice. 
Avvenne poi che ci mettemmo 6 mesi nel rincorrerci a vicenda, tra lettere trovate nella borsa, regali, giochi, visite e gite, torte e biscotti, e cartoline. 

Era bello stare con lui, e ricevere le sue attenzioni.
Ero felice. Felice da non crederci quando poco prima del mio compleanno ci vedemmo, e mi regalò un meteorite. Cioè... io lo chiamo così, ma è una Moldavite. Una pietra verde che si è formata dalla caduta di un singolo meteorite in Repubblica Ceca circa 15 milioni di anni fa, e che lui mi aveva comprato, incastonato in un pendaglio, e regalato.
Una pietra del cielo, quasi unica. Perché mi disse che finita di estrarre la moldavite dal sito in cui è stata rinvenuta, non ne esisterà più, e ogni pezzo esistente varrà più di quanto non valga già.
Ero scioccata. 
Lui mi guardava e mi domandava se mi piaceva, data la faccia che avevo fatto.

Quel giorno mi baciò per la prima volta, e ancora lo ricordo, perché neanche a farlo apposta sia L. che la nostra amica V. mi mandarono un sms proprio in quel momento, e io stavo lì che lo baciavo e messaggiavo con loro tra un momento e l'altro. 
Fu molto comico.

E fu molto bello stare insieme a lui, i primi mesi. Passare il compleanno insieme, vederlo e trovare in lui tante cose belle. Lo amavo perché mi amava, e mi amava a dispetto di tante cose che mi rendevano, e mi rendono ancora tanto insicura.
E fu molto bello anche conoscere la sua famiglia, la sua città, vederlo guidare, e guardare il posto in cui viveva.
Potevamo vederci poco, che lui a Roma all'università, e io qui a fare le mie solite cose, e ci scrivevamo lettere, e programmavamo la nostra vita insieme, Londra, e come avremmo arredato la nostra casa, quanti gatti avremmo avuto, e che il sabato sera avrei sempre cucinato la pizza, così potevamo invitare i vicini a cena, e fare conoscenza. Poi voleva portarmi a vedere l'Irlanda, che va a vedere spesso, e tante altre cose....
Era bello progettare la vita un po' così. 

Poi, un po' alla volta... tutto è finito.
Non sono più arrivate le lettere, il telefono non squillava più tanto, la sua voce era più distante, e vederci non sembrava essere più un piacere.
Mi sforzavo di lasciare andare il tempo, che poi sarebbe passato, che sarebbe stato un momento, ma dopo 3 mesi nulla era cambiato, così sono cambiata io. 

Mi dispiace essere diventata una persona che non dona se non ricambiata. Non riesco più a impegnare le mie energie in un qualcosa che non mi fa tornare indietro nemmeno una briciola. Eppure mi basta poco per donare tanto, ma di fronte a qualcuno che non sembra avere più piacere a stare con te, e che non riesce neanche a spiegarti il perché, c'è poco da fare.

C'ho provato a odiarlo, ad arrabbiarmi, ma non ce la faccio. 
Mi rendo conto che provo solo un grandissima delusione. Perché infondo, quella persona che non mi cercava più, che non riesce a raccontare i motivi dei suoi comportamenti, dopotutto è stata molto importante.
Quella persona è stata quella che mi aveva dato speranza, anche se ora sono tornata a mangiare tanta cioccolata, a dormire male, e a non riuscire a concentrarmi più tanto sul lavoro.

Vorrei solo ricordarmela come una storia. Uno di quei romanzi rosa che finiscono male. Dove uno dei due muore, o col finale aperto, o dove entrambi, nonostante tutto, non riescono a ritrovarsi mai. Però al lettore rimane il racconto, come un diario di viaggio nelle speranze di entrambi, nei loro cambiamenti, nella loro felicità, e puoi fermarti a prima che vada tutto male. 
Io ho le mie lettere, il mio diario, tante piccole cose che mi lasciano solo i ricordi belli. 

Come quando ero in treno, da sola, per Lucca. Lui era rimasto a casa sua a studiare e io mi domandavo perché non mi avesse neanche chiesto di potermi accompagnare. Ero seduta a giocare alla PSP che mi aveva prestato per non annoiarmi, ed ero assorta in questi pensieri, con dei ragazzi che parlavano davanti a me. Non so che faccia avessi, ma quando suonò il telefono lo presi e lessi l'sms. Era lui che mi scriveva che il suo gatto si era messo a dormire sul mio pigiama. In quel momento, quel piccolo pensiero che mi aveva mandato, in quell'immagine che aveva condiviso con me, sorrisi. Sorrisi contenta. Il ragazzo davanti a me lo vidi guardarmi, ma stavo già scrivendogli la risposta. Alché, lo stesso ragazzo di fronte fece. "Alla signorina devono aver scritto qualcosa di bello, perché ha cambiato subito espressione. Prima sembrava triste!" e quando lo disse, alzai lo sguardo arrossendo, non capendo subito stavano parlando di me. Mi aveva molto imbarazzata la cosa, ma rimasi a sorridere qualche momento, arrossendo, mentre riposavo il telefono e tornavo a giocare alla PSP.
Lui era questo l'effetto che mi faceva. Mi faceva sorridere quando un momento prima ero triste. Sempre e comunque.

E sono questi momenti che vorrei ricordare, come in uno di quei romanzi rosa che finiscono male. 

Ora che è quasi primavera, e io sono qui, ad aspettare L. sempre per il fine settimana, penso che mai come ora sento la mancanza delle parole, e innamorarmi e deludermi mi sembra abbia fatto l'effetto di un risveglio. 

Benigni dice:


"Svelti! Svelti, veloci, piano. Con calma. Non v'affrettate. Poi non scrivete subito poesie d'amore, che sono le più difficili aspettate d'avere almeno un'ottantina d'anni. Scrivetele su un altro argomento, che ne so, sul mare, il vento, un termosifone, un tram in ritardo... che non esiste una cosa più poetica di un'altra. Avete capito? La poesia non è fuori, è dentro.

Cos'è la poesia? Non chiedermelo più, guardati allo specchio la poesia sei tu!
E vestitele bene le poesie, cercate bene le parole, dovete sceglierle. A volte ci vogliono otto mesi per trovare una parola. Sceglietele che la bellezza è cominciata quando qualcuno ha cominciato a scegliere. Da Adamo ed Eva. Lo sapete quanto ci ha messo Eva prima di scegliere la foglia di fico giusta? Come mi sta questa? Come mi sta questa? Come mi sta questa? Ha spogliato tutti i fichi del paradiso terrestre.
Innamoratevi, se non vi innamorate è tutto morto, morto tutto è! Vi dovete innamorare e diventa tutto vivo, si muove tutto. Dilapidate la gioia! Sperperate l'allegria! Siate tristi e taciturni con l'esuberanza! Fate soffiare in faccia alla gente la felicità... - E come si fa? (Fammi vedere gli appunti che mi sono scordato...) ...questo è quello che dovete fare... (non sono riuscito a leggerli, ora mi sono dimenticato) ...per trasmettere la felicità, bisogna essere felici e per trasmettere il dolore bisogna essere felici. Siate felici! Dovete patire, stare male, soffrire! Non abbiate paura di soffrire: tutto il mondo soffre. E se non avete i mezzi, non vi preoccupate, tanto per fare poesia una cosa sola serve: tutto!
E non cercate la novità, la novità è la cosa più vecchia che ci sia.
E se il verso non vi viene da questa posizione, da questa o da così, buttatevi in terra mettetevi così! Eccolo qua... ah... è da distesi che si vede il cielo, guarda che bellezza! Perché non mi ci sono messo prima?
Cosa guardate? I poeti non guardano, vedono!
Fatevi obbedire dalle parole! Se la parola muro, muro non vi da retta, non usatela più per otto anni, così impara! Che è questo? Boh! Non lo so! Questa è la bellezza, come quei versi là che voglio che rimangano scritti lì per sempre. Forza cancellate tutto che dobbiamo cominciare, la lezione è finita!"


Potrei scrivere sul caffé che mi ha insegnato a preparare, miscelando lo zucchero quando è uscito il primo guizzo di quell'aroma intenso, che fa la crema. E io che prendo sempre la tazza piena di zucchero sui bordi, perché così l'assaggio più dolce. Uso sempre quello di canna, che nel colore e nel sapore mi piace di più. Erano sempre due tazzine dopo i pasti, per lui di più, per me sempre meno della metà, e si gustava con calma. 
Chissà se un giorno me ne preparerà ancora uno.

Finché vive l'autore, la speranza per un seguito è sempre l'ultima a morire.

A.


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