"La vera amicizia è una pianta che cresce lentamente e deve passare attraverso i traumi delle avversità perché la si possa chiamare tale."
(George Washington)

mercoledì 12 giugno 2013

La biblioteca di filologia

...e altre storie nere.

A me quel posto fa paura. Metti piede nella biblioteca di filologia e subito ti ritrovi centinaia di occhi che si alzano dai libri e ti fissano manco fossi una cavalletta. E a quel punto uno cosa fa? Cerca di fare il minor rumore possibile. Entri in punta di piedi (se hai i tacchi puoi meritarti l'esilio), adocchi un posto libero, piano piano posi la borsa e scosti la sedia. Ma le sedie, si sa, sono sempre contente di essere sedie e non mancano di fartelo notare con scricchiolii entusiasti soprattutto quando cerchi di spostarle piano. Al che ti ritrovi mezza biblioteca che si gira all'unisono verso di te, te che sudi freddo aspettando il linciaggio e una sedia contenta, più o meno con questa espressione:


A questo punto, quesito esistenziale: sedersi o non sedersi? Rischio di essere assassinata? Però se non mi siedo dovrò tornare indietro, quindi rimettere la sedia (NOO!!) al suo posto e tornare sui miei passi, o magari volando, chissà. 
Vabbé, mi siedo. Cinque secondi di panico: gli altri mi fissano, vogliono constatare fino in fondo se io sia una persona effettivamente molesta. Con mani tremanti apro il libro, tiro fuori la matita, infilo gli occhiali. Ok, gli occhiali mi danno un bonus, prova superata, non sono un nemico. Vederli tornare ai proprio testi è un sollievo per me, posso dedicarmi alla lettura di Cassio Dione. 
Ma poi il cellulare vibra. 
Sono previdente, ho messo il silenzioso quando sono entrata, ma non ho tolto la vibrazione. In un nano secondo afferro il cellulare, do occupato e lo butto nella borsa. Torna il silenzio. Deglutisco e mi giro, ma gli altri non sembrano essersene accorti, così ritorno sulla mia storia romana. Il cellulare lo spengo definitivamente, non dovrà trovarmi nessuno per le prossime quattro ore ma che ci voglio fare, qui funziona così.
La biblioteca di filologia mi mette l'ansia. 

L.

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